Ancora due parole sul mare. Incontrare il mare significa anche concedersi la piacevole fatica del nuotare. Per un paio di anni mi sono tenuto a debita distanza dal mare, era un po' come se avessimo litigato, non ci parlavamo. In realtà il problema ero io - meglio: ero io che mi sentivo inadeguato. Lo so che può sembrare una sciocchezza e in parte, forse, lo è. Sta di fatto che tra me e il mare l'appuntamento era solo rimandato. Nel frattempo ho fatto i compiti a casa: non è stato facile, ma alla fine, tolto il superfluo, è venuta fuori l'anima magra. E così, un anno fa, dopo tanto tempo, mi sono concesso di nuovo il costume, la spiaggia, l'abbronzatura che scotta la pelle. E una nuotata, che ricordo bene, liberatoria, faticosissima, da lasciarmi senza fiato, le braccia che facevano un po' male - la fatica direi di chi non è esercitato, che nuota un po' come gli viene, ma che in fin dei conti è salutare. C'è chi diceva che per imparare a nuotare bisogna buttarsi in acqua, ma è anche vero che sarebbe un peccato, una volta che si è in acqua, non saper nuotare. È una di quelle cose che, ce n'è tante, si impara facendola.








