
Ad un aspirante poeta che accusava la realtà quotidiana di essere banale, e mediocre al punto tale da non offrire motivi per farne dei versi, Rainer Maria Rilke scrisse: "Se la sua giornata le sembra povera, non la accusi; accusi se stesso, si dica che non è abbastanza poeta da evocarne le ricchezze; poiché per chi crea non esiste povertà, né vi sono luoghi indifferenti o miseri". Sta a noi trovare la poesia, soprattutto quando la realtà non sembra offrire degli appigli per farlo. Eppure va fatto. Ma nelle Lettere ad un giovane poeta, Rilke - tra le varie cose - ne dice anche un'altra che mi ha particolarmente colpito. Delle parole che riguardano ciò che si potrebbe chiamare la "vocazione" di ciascuno di noi. "Morirebbe, se le fosse negato di scrivere?" domanda Rilke al giovane poeta. Sentire che senza scrivere - senza innaffiare le rose del proprio giardino, ridere, ascoltare musica, scattare delle foto, arrotondare gli spigoli, cucinare per gli altri, camminare sui trampoli, godersi il sole o stare a guardare per ore le nuvole - non si potrebbe vivere. Questo è un bel modo per capire cos'è che veramente ci piace, qual è quella cosa senza la quale noi non potremmo vivere. Il fiore che non sboccia è infelice, talmente infelice che ne muore. Non so dargli torto.
Piove piove piove scic sciac avanzo nella pioggia piove piove piove piove i piedi fanno scic sciac scic sciac piove piove piove piove ma accidenti a me piove perché piove ho lasciato piove piove a casa l'ombrello piove piove piove piove piove ehi piove piove ma quella non è una piove piove piove caffetteria piove piove piove piove mi sa che entro piove piove e mi faccio una cioccolata. Scic sciac.
Un'amica mi passa alcune foto scattate 3 anni fa: e nel vederle è grande la meraviglia per come io possa essere cambiato. Avevo non dico dimenticato ma un po' messo da parte quel vecchio me, praticamente morto e sepolto. Più ci penso e più mi sembra proprio un'altra epoca, lontana anni luce, e invece sono solo pochi anni fa. E recentemente rileggo/rivedo alcune cose scritte allora. Ora mi appaiono tutte rozze e imperfette, ma mi consola il pensiero che riesci a vedere chiaramente i difetti e i limiti di qualcuno o qualcosa - ivi compreso te stesso - solo nel momento in cui sei andato oltre, migliorando. E un pochino, non dico tanto, spero di essere migliorato. Speriamolo.
Oppure in alternativa sul blog. Questa settimana, sul sito di Blog & Nuvole, Stefano Misesti ha lanciato una divertente sfida: si trattava di dargli una mano a riempire i balloon per una tavola. Il sottoscritto, come altri volenterosi suggeritori, ha partecipato al gioco con un testo. Ebbene, oggi scopro che Misesti - che ringrazio! - ha scelto proprio quello proposto del vostro blogger preferito! Che bello che bello che bello. Scusate se gongolo.
Sto leggendo Tutto il cinema di Truffaut di Paola Malanga, Baldini e Castoldi, che è un bel saggio sulla vita e l'opera del regista francese. Mi colpiscono diversi aspetti della biografia di Truffaut: carriera scolastica rovinosa, smette di andare a scuola a 14 anni ma arriverà a 20 avendo letto quanto un professore universitario di letteratura francese; giovanissimo critico cinematografico dei "Cahiers du cinéma", rivoluziona il modo tradizionale di scrivere di cinema, scoprendo in Hitchcock un "autore" in tempi non sospetti, quando nella Francia degli anni '50 questi era considerato al massimo un regista di prodotti artigianali; miscuglio di ribellione e goffaggine, timidezza ed entusiasmo, Truffaut è il regista delle donne, della leggerezza, del parlare "con le parole di tutti i giorni". Ed è riuscito intelligentemente a non essere né apocalittico né integrato, evitando di chiudersi nel cliché del regista "impegnato" senza per questo scadere nel commerciale - ma anzi facendo da anello di congiunzione tra due mondi e quindi due linguaggi agli antipodi.
Un ribelle, anzi un ragazzo selvaggio, per riprendere il titolo di un suo film, ma che non rinunciava alla tenerezza.
Un ribelle, anzi un ragazzo selvaggio, per riprendere il titolo di un suo film, ma che non rinunciava alla tenerezza.
Due belle serate in compagnia di:
Archie Shepp, vecchio leone classe 1937, che tira ancora qualche zampata
e le eleganti musiche argentine di Gustavo Beytelmann, che è pure il tastierista dei Gotan Project
Roberta Gambarini, jazz singer da tenere d'occhio e d'orecchio
e Rita Marcotulli, Antonello Salis e il trio di Hilario Durán...
è stato come aprire la finestra e far entrare un po' di musica nella propria cameretta.
Archie Shepp, vecchio leone classe 1937, che tira ancora qualche zampata
e le eleganti musiche argentine di Gustavo Beytelmann, che è pure il tastierista dei Gotan Project
Roberta Gambarini, jazz singer da tenere d'occhio e d'orecchio
e Rita Marcotulli, Antonello Salis e il trio di Hilario Durán...
è stato come aprire la finestra e far entrare un po' di musica nella propria cameretta.
Stasera, e anche domani, sarò all'European Jazz Expo in veste di uditore di Archie Shepp, Rita Marcotulli, il James Taylor Quartet e altri artisti giàss che rallegreranno le mie orecchie e mi faranno battere il tempo col piede.







