Un anno dopo si replica: da domattina sarò a Lucca Comics. Prometto solennemente che al rientro verrete invasi da resoconti, fotografie e filmati della simpatica manifestazione.
Ci si rilegge la settimana prossima.
Ci si rilegge la settimana prossima.
Sempre più allarmanti le dichiarazioni rilasciate da Caterina Murino. Su Vanity Fair invoca un uomo che la salvi "dallo zitellaggio profondo" in cui è reclusa. E aggiunge: "Non mi vuole nessuno, gli uomini scappano". Sono sempre più preoccupato per questa ragazza, non riesco a restare insensibile al suo grido di dolore.
Qualche giorno fa ho letto su Repubblica che il cervello dell'uomo funziona meglio intorno ai 39 anni. Dopo, incomincia la lenta ma inarrestabile decadenza, causa penuria di mielina, la sostanza che rende molto più rapido il passaggio dei segnali elettrici da da un neurone all'altro.
Questo in fondo mi consola: significa che non ho ancora dato il meglio di me, e che se ne riparla tra circa 6 anni. C'è tempo. La vita è una lunga rincorsa senza salto.
Questo in fondo mi consola: significa che non ho ancora dato il meglio di me, e che se ne riparla tra circa 6 anni. C'è tempo. La vita è una lunga rincorsa senza salto.
Ieri pomeriggio rientravo da una di quelle lezioni en plein air con le quali l'ateneo della mia città - sulla scia di quello che sta succedendo in questi giorni un po' in tutta Italia - ha deciso di sostituire la tradizionale didattica al chiuso. Pioveva un grigio giorno d'ottobre, ottima scusa per rifugiarsi all'interno della mia libreria preferita [in realtà è la mia seconda libreria preferita in assoluto, la prima resta quella che si trova sotto i portici di p.zza della Repubblica a Firenze: due piani, bar interno, divani. Goduria allo stato puro]. E comunque a dimostrazione dell'assioma che entrare in libreria non fa mai male, mentre mi aggiravo tra gli scaffali il mio sguardo è caduto sulla copertina delle Settantacinque poesie di Kavafis nell'edizione Einaudi: E se non puoi la vita che desideri / cerca almeno questo / per quanto sta in te: non sciuparla / nel troppo commercio con la gente / con troppe parole in un viavai frenetico. Ho pensato: sì, fa per me. E l'ho preso.
Stamattina altra lezione en plein air, ma sotto un bel sole d'ottobre. C'era anche la famosa collega. Col fidanzato.
Stamattina altra lezione en plein air, ma sotto un bel sole d'ottobre. C'era anche la famosa collega. Col fidanzato.
Ne ho sentite di tutti i colori nell'ultima settimana. Occupazione sì, occupazione no, protesta sì, protesta no, forze dell'ordine sì, forze dell'ordine no, blocco dell'attività didattica per 2 settimane, blocco dell'attività didattica per 10 giorni, blocco dell'attività didattica per un giorno. Quello che ho apprezzato, da "dentro" l'università, è che ad es. professori di cui tutto si può dire tranne che siano dei pericolosi eversivi - mi viene spontaneo il paragone con Enzo Biagi, per capirci - prendano posizione e sostengano la protesta. Una volta tanto, studenti e docenti non si schierano su fronti opposti.
Protestare è sacrosanto - non perché l'università sia il migliore dei mondi possibili, ma perché non si può pensare di migliorarla dissanguandola, tagliando il suo budget, peraltro ben al di sotto della media europea.
Protestare è sacrosanto - non perché l'università sia il migliore dei mondi possibili, ma perché non si può pensare di migliorarla dissanguandola, tagliando il suo budget, peraltro ben al di sotto della media europea.
O soccombere al violento nubifragio che si è abbattutto sulla città. Che erano anni che non se ne vedeva uno così, che ieri mattina telefonare a qualcuno era impossibile, e anche la luce a momenti se ne andava senza neanche salutare. E la tenda rischiava stavolta di volare via, via via come in un quadro di Chagall. Quando il nubifragio finalmente smette, il cielo scuro - schiaritasi la voce - si disfa e ne vien fuori un sole caldo che a chi fosse arrivato in quel momento in città, ignaro di tutto, non avrebbe fatto sospettare i danni di qualche ora prima.
Ma ovviamente non è solo di questo che vorrei parlarvi. Questo post avrebbe potuto intitolarsi anche "pulizie di primavera". Vi sarete certamente accorti del cambio di look del vostro blog preferito. Spero che le migliorìe, dovute alla pasionsa e al supporto tecnico del di me fratello, siano di vostro gradimento...
Ma ovviamente non è solo di questo che vorrei parlarvi. Questo post avrebbe potuto intitolarsi anche "pulizie di primavera". Vi sarete certamente accorti del cambio di look del vostro blog preferito. Spero che le migliorìe, dovute alla pasionsa e al supporto tecnico del di me fratello, siano di vostro gradimento...
Caterina Murino dichiara che per lei ultimamente è un periodaccio, e che è ancora single. A quanto pare gli extraterrestri scarseggiano - e dire che mi ero offerto volontario. Pare comunque che sia colpa del cervello maschile: mentre quello femminile è "un labirinto complicato alla Kubrick" gli uomini sarebbero simili, dice, a dei giardini inglesi, con "botole nascoste fra l’erbetta" perdipiù prive di "maniglia per aprirle". Adesso capite perché la sorte di questa ragazza mi sta così tanto a cuore.
Suggestioni, dettagli, momenti degli ultimi 3 giorni.
C'è ancora la luna e la città si gira nel letto mentre vado in stazione.
Nella nebbia che avvolge il treno in corsa, spicca, bellissima e improvvisa, la sagoma di un cavallo nero. In una pausa del convegno, un tardo pomeriggio che fa già buio, con i lampioni accesi, sosto davanti a una finestra che dà sulla strada. La strada a dire la verità è più che altro una stradina, stretta come possono essere strette le stradine dei centri storici. Il palazzo davanti, un balcone, una porta semiaperta. E poi un interno. Un uomo e una donna anziani, le mani in grembo. Sono immobili, silenziosi. Guardano la tv, che dal punto in cui sono io non si vede. Ma si intuisce dal riflesso sui loro volti. In un primo momento rimpiango di non aver portato con me la digitale, che ho lasciato in albergo. Poi, pensandoci bene, mi rendo conto che in fondo è meglio così. Non occorre scattare una foto, sarebbe come violare quella silenziosa intimità. Come rubare qualcosa. Non occorre che io fotografi quella scena, si è già sedimentata dentro di me.
E infine l'uomo-libro. Quell'essere umano di cui tu hai letto i libri. Dei cui pensieri ti sei appropriato, li hai citati, ripensati, fatti tuoi. Eccolo davanti a te, che magari alloggiate persino nello stesso albergo e prendete lo stesso ascensore, e ti presenti. C'è anche la donna-libro, ovviamente. Il concetto è lo stesso.
Scrivo alcuni di questi pensieri in treno, butto giù le idee man mano che mi vengono, gli altri mi guardano e mi domando cosa pensino.
C'è ancora la luna e la città si gira nel letto mentre vado in stazione.
Nella nebbia che avvolge il treno in corsa, spicca, bellissima e improvvisa, la sagoma di un cavallo nero. In una pausa del convegno, un tardo pomeriggio che fa già buio, con i lampioni accesi, sosto davanti a una finestra che dà sulla strada. La strada a dire la verità è più che altro una stradina, stretta come possono essere strette le stradine dei centri storici. Il palazzo davanti, un balcone, una porta semiaperta. E poi un interno. Un uomo e una donna anziani, le mani in grembo. Sono immobili, silenziosi. Guardano la tv, che dal punto in cui sono io non si vede. Ma si intuisce dal riflesso sui loro volti. In un primo momento rimpiango di non aver portato con me la digitale, che ho lasciato in albergo. Poi, pensandoci bene, mi rendo conto che in fondo è meglio così. Non occorre scattare una foto, sarebbe come violare quella silenziosa intimità. Come rubare qualcosa. Non occorre che io fotografi quella scena, si è già sedimentata dentro di me.
E infine l'uomo-libro. Quell'essere umano di cui tu hai letto i libri. Dei cui pensieri ti sei appropriato, li hai citati, ripensati, fatti tuoi. Eccolo davanti a te, che magari alloggiate persino nello stesso albergo e prendete lo stesso ascensore, e ti presenti. C'è anche la donna-libro, ovviamente. Il concetto è lo stesso.
Scrivo alcuni di questi pensieri in treno, butto giù le idee man mano che mi vengono, gli altri mi guardano e mi domando cosa pensino.
Domattina mi aspettano, nell'ordine, una simpatica levataccia alle 6 del mattino e poi 262 km da percorrere in treno per raggiungere un convegno al quale pensavo di andare in qualità di semplice uditore. Invece stamattina una sorpresa: non si tratta di limitarsi ad ascoltare, dovrò anche parlare. Bellissimo scoprirlo all'ultimo momento eh. Visto che tra andata e ritorno sono circa 8 ore di treno, porterò con me il libro sulle panchine di Sebaste che sto leggendo. Voi fate i bravi: ci si rilegge tra 3 giorni.







