LA TENDA ROSSA v.3

Utente: latendarossa
Il 25 maggio 1928 gli uomini che compongono l'equipaggio del dirigibile Italia finiscono per un incidente sul ghiaccio del polo Nord. Si rifugiano in una tenda, che colorano di rosso per farla risaltare in attesa di soccorsi. Verranno salvati due mesi dopo da un rompighiaccio della marina sovietica. La tenda rossa come rifugio per coloro che hanno i piedi per terra e la testa sulle spalle ma la mente ed il cuore altrove.

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martedì, 29 luglio 2008

Rieducational Channel. Dai, al giorno d'oggi chi è che non sa che cos'è un captcha. Beh, io non lo sapevo, l'ho scoperto solo questo pomeriggio, arrivandoci per vie traverse. Riassunto delle puntate precedenti: mi era stato fatto notare il malfunzionamento di un mio indirizzo di posta elettronica, cosicchè avevo deciso di crearne uno nuovo su gmail. Ebbene, già oggi non riesco a fare il login, cosa a dir poco strana, visto che fino a ieri tutto sembrava funzionare correttamente. Qualcosa non va, oppure, ipotesi al vaglio degli esperti, il sottoscritto non è in possesso della capacità di intendere e di volere. E qui entra in scena il captcha. Ossia, per farla breve, quella breve sequenza di parole che sui siti a volte ti chiedono di copiare al momento dell'accesso o della registrazione, e i cui caratteri appaiono deformati e/o offuscati. Il problema è che il captcha, concepito dall'umanità per impedire lo spam, a seconda del grado di deformazione che è stato impresso alle lettere, diventa quasi incomprensibile per un utente normale che si ritrova a doverlo scrivere più più e più volte. Sapevatelo.


S.O.S. inviato da latendarossa alle ore 16:31 | link | commenti (31)
lunedì, 28 luglio 2008

Lo stupore della notte. Per andare in bicicletta, bisogna essere in due: tu e la bicicletta. E fin qui ci siamo. Anche per schiacciarsi un dito, bisogna essere in due: tu e il martello. Certo, se si ama solo se stessi, basta una sola persona [ma ci si diverte solo a metà].


S.O.S. inviato da latendarossa alle ore 15:44 | link | commenti (34)
sabato, 26 luglio 2008

Dottore, è grave? L'estate 2008 passerà alla storia per l'assenza del classico, consueto, martellante tormentone estivo, quel genere di canzone insulsa che in questo periodo dell'anno è assolutamente impossibile evitare di sentire a meno di non rinchiudersi all'interno di un bunker antiatomico. E neanche lì hai la sicurezza di non dovertelo sorbire. La mia opinione è che, lungi dall'essere un segno di sventura, sia un fatto che ha del meraviglioso.


S.O.S. inviato da latendarossa alle ore 11:54 | link | commenti (31)
giovedì, 24 luglio 2008

Raccolta differenziata. Qualche giorno fa ho incontrato per caso una ex collega d'università. Era da un bel po' che non ci vedevamo, così ci siamo reciprocamente aggiornati sulle nostre più recenti vicissitudini. Oltre ovviamente a rievocare i bei tempi: colleghi e professori, lezioni ed esami, sbobinature e fotocopie. Lei è cambiata, ma neanche più di tanto, ha  solo lasciato crescere un tanto così i capelli, che ricordavo a caschetto. Inoltre si è sposata. Io invece...lei mi guarda e mi fa: sei sempre lo stesso. Eh sai, rispondo, peggio di così era difficile. Immaginavo che avresti detto qualcosa del genere, fa lei sorridendo, sei proprio come ti ricordavo.
Ci salutiamo ripromettendoci di risentirci, di rivederci. Tornando a casa ripenso un po' frettolosamente a quegli anni, trascorsi più da formica che da cicala: mentre tutti si divertivano e si facevano le loro storie, io stavo in casa a studiare. A distanza è una scelta che ha ripagato, non mi lamento, per carità. Eh tu sì che eri bravo, direbbe la mia collega. Non lo so. Non ritengo di essere stato più bravo degli altri. E sinceramente, non ho mai capito su quali basi, da un giorno all'altro, le persone decidano di attribuirti l'etichetta di quello bravo, anche o soprattutto quando non possiedi chissà quali doti o qualità eccezionali - anzi. Per tornare all'università: a volte ho come l'impressione di aver perso qualcosa in quel periodo, qualche bel ricordo in meno, come se avessi "saltato" tanti momenti che ormai non potranno più tornare.
Non so, finisco per pensare che avesse ragione Vittorio Gassman quando diceva che la vita dovrebbe essere vissuta due volte: la prima come prova, la seconda la viviamo davvero.


S.O.S. inviato da latendarossa alle ore 16:58 | link | commenti (37)
lunedì, 21 luglio 2008

Il masochista e la caffettiera. A chiunque è capitato almeno una volta nella vita di non riuscire a far funzionare una doccia o un piano di cottura, di non sapere cosa farsene del telecomando di un apparecchio elettronico o di non capire come aprire una porta. La caffettiera del masochista di Donald A. Norman prova a rispondere alla domanda: perché tutto questo accade? La risposta di Norman è che il difetto sta nel manico. Se non riusciamo ad usare un oggetto, significa che è progettato male. Siamo cioè vittime di un cattivo design, di un errore di progettazione: di maniglie, manopole, pulsanti, quadranti e interruttori il cui uso è controintuitivo, poco maneggevole e razionale. Basti pensare a certi rubinetti a infrarossi o a pedali dei bagni di cinema e ristoranti o a quando, in treno, volendo passare da uno scompartimento all'altro, non si riesce a trovare il comando che apre la porta [a me è capitato]. In questi casi la tecnologia, che in teoria dovrebbe risolvere i problemi e non crearli, produce in noi un senso di frustrazione, di disagio [il sottotitolo del libro, con un'allusione freudiana, recita: Psicopatologia degli oggetti quotidiani]. Questo accade quando chi progetta l'oggetto dà per scontate troppe cose che per l'inesperto potrebbero non essere così ovvie. Il che non significa ovviamente che progettare oggetti di uso quotidiano, che tutti possano usare, sia semplice. Ma è evidente che non si faranno tanti progressi finché designer e progettisti non si metteranno nei panni di chi dovrà usare l'oggetto per la prima volta, prevedendo ad es. un certo margine di errore.
Il problema consiste insomma nel riuscire a mettere insieme le ragioni della praticità e quelle dell'estetica: ossia, produrre qualcosa che sia al tempo stesso utile e bello, facendo in modo che nessuna delle due componenti prevalga sull'altra.


S.O.S. inviato da latendarossa alle ore 17:06 | link | commenti (43)
sabato, 19 luglio 2008

Ancora due parole sul mare. Incontrare il mare significa anche concedersi la piacevole fatica del nuotare. Per un paio di anni mi sono tenuto a debita distanza dal mare, era un po' come se avessimo litigato, non ci parlavamo. In realtà il problema ero io - meglio: ero io che mi sentivo inadeguato. Lo so che può sembrare una sciocchezza e in parte, forse, lo è. Sta di fatto che tra me e il mare l'appuntamento era solo rimandato. Nel frattempo ho fatto i compiti a casa: non è stato facile, ma alla fine, tolto il superfluo, è venuta fuori l'anima magra. E così, un anno fa, dopo tanto tempo, mi sono concesso di nuovo il costume, la spiaggia, l'abbronzatura che scotta la pelle. E una nuotata, che ricordo bene, liberatoria, faticosissima, da lasciarmi senza fiato, le braccia che facevano un po' male - la fatica direi di chi non è esercitato, che nuota un po' come gli viene, ma che in fin dei conti è salutare. C'è chi diceva che per imparare a nuotare bisogna buttarsi in acqua, ma è anche vero che sarebbe un peccato, una volta che si è in acqua, non saper nuotare. È una di quelle cose che, ce n'è tante, si impara facendola.


S.O.S. inviato da latendarossa alle ore 15:57 | link | commenti (20)
giovedì, 17 luglio 2008

Storia della follia. Vorrei capire l'urgenza, in pieno luglio, di un decreto-legge, il 112/08, che apre le porte alla privatizzazione dell'università italiana. Gli atenei potranno diventare fondazioni private e, nel caso in cui ciò avvenga, dovranno darsi da fare per trovare degli sponsor [figuriamoci chi va a finanziare una facoltà umanistica]. Tutto ciò va ad aggiungersi ai numerosi e disastrosi tagli alla ricerca e al personale e al peggioramento delle condizioni di lavoro e di impiego [tempo determinato, precariato, malattia ecc.] che gli ultimi governi, fossero di Centrosinistra o di Centrodestra, hanno sistematicamente operato. Vorrei capirne l'urgenza, e anche il senso, ma non li capisco [e vorrei capire anche perché giornali e telegiornali non ne parlano].


S.O.S. inviato da latendarossa alle ore 16:15 | link | commenti (36)
martedì, 15 luglio 2008

Il coperchio del mare. E finalmente dopo un anno rieccolo il mare: in spiaggia, col sole, gli asciugamani, le sdraio, gli ombrelloni, le ragazze con la mediterraneità delle donne mediterranee. Un anno dopo, tutto questo è qui. E nelle orecchie la voce di Charles Trenet che canta: La mer / les a bercés / le long des golfes clairs / et d'une chanson d'amour / la mer / a bercé mon coeur pour la vie. E comunque la protezione alla fine ha dato i suoi risultati: non mi sono scottato.
Chi è stato l'ultimo a uscire dal mare, chi è tornato a casa senza chiudere il suo coperchio?


S.O.S. inviato da latendarossa alle ore 15:36 | link | commenti (26)
lunedì, 14 luglio 2008

Situazioni tascabili. Lo so, lo so: dovrei scrivere qualcosa di nuovo, aggiornare, dimostrare che c'è vita su questo blog e non lasciarlo languire così. Ma, complice il caldo, mi tengo a debita distonsa dal computer, immerso in situazioni che potrei definire tascabili, niente che in fin dei conti meriti di stare in un post. Del tipo che entro in un negozio di prodotti cosmetici, mentre do un'occhiata alle creme solari mi viene incontro una commessa alla quale chiedo di consigliarmi una buona protezione, e lei mi risponde: la protezione civile. Tutte io, eh.


S.O.S. inviato da latendarossa alle ore 16:11 | link | commenti (30)