LA TENDA ROSSA v.3

Utente: latendarossa
Il 25 maggio 1928 gli uomini che compongono l'equipaggio del dirigibile Italia finiscono per un incidente sul ghiaccio del polo Nord. Si rifugiano in una tenda, che colorano di rosso per farla risaltare in attesa di soccorsi. Verranno salvati due mesi dopo da un rompighiaccio della marina sovietica. La tenda rossa come rifugio per coloro che hanno i piedi per terra e la testa sulle spalle ma la mente ed il cuore altrove.

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mercoledì, 30 aprile 2008
A lezione, inseguendo discorsi che si vorrebbero sensati, provando al contempo a suscitare l'interesse senza annoiare - giovani seduti ai loro posti compongono un uditorio variegato di cui mi piace ricordare: il ragazzo caucasico, studente Erasmus, impassibile, sguardo impenetrabile, che non prende mai appunti, sta immobile, neanche un capello fuori posto. Le due dark che a dispetto del look sorridono sempre. I due tizi che un po' prendono appunti un po' cazzeggiano, lì mi sovviene il dubbio che pensino quello che pensavo io dei miei prof a lezione [e qui subentra un moto di sconforto]. La signora brasiliana che quando fa una domanda prima si scusa, dice che non parla bene l'italiano, e invece lo parla meglio di me [minimo insegnerà italianistica in qualche università di Rio]. La ragazza con gli occhiali da intellettuale e i capelli lunghi che, quando faccio una domanda, mi guarda e sorride come se l'avessi colta in flagrante con le manine nel vasetto della Nutella.

 


S.O.S. inviato da latendarossa alle ore 15:07 | link | commenti (21)
martedì, 29 aprile 2008

tristezza

sempre tristezza

sempre tanta, infinita, tristezza

 [tristezza]


S.O.S. inviato da latendarossa alle ore 14:33 | link | commenti (30)
lunedì, 28 aprile 2008

Falsa coscienza. Marx sarà anche morto, come si suol dire, ma bisogna ammettere che su certe cose c'aveva visto giusto. Si prenda il caso della falsa coscienza: ossia, ciò che gli uomini dicono, si immaginano, si rappresentano. Tutta una serie di idee false intorno a se stessi, tutto ciò che credono di essere. Ma che non sono. Falsa coscienza per l'appunto. E ci sono - ci siamo - talmente dentro quella rappresentazione fuorviante di noi stessi che manco ce ne accorgiamo. Un po' come quelli che dicono: "io sono la persona più umile di questo mondo", il che non è esattamente un atto di umiltà. Nella commedia I fisici, ambientata in una clinica per malattie mentali, Dürrenmatt fa dialogare un ispettore di polizia e un matto che si crede Newton. L'ispettore, lì per indagare su un delitto, asseconda il matto, tant'è che ad un certo punto gli assegna duecento anni d'età. Quello però gli risponde: ma come, ispettore, duecento anni, allora lei crede veramente che io sia Isaac Newton? Ma è matto? Io non sono Newton. Mi faccio passare per Newton solo per non dispiacere a quell'altro, quello sì matto per davvero, si figuri che crede di essere Einstein, poveretto. Ma in realtà Albert Einstein sono io.  


S.O.S. inviato da latendarossa alle ore 11:21 | link | commenti (25)
sabato, 26 aprile 2008

Abitudinario. Oggi la cassetta della posta è rimasta vuota. "Ma è passato il postino?" chiedo. È passato, è passato mi rispondono. Così, stamattina non ho ricevuto come tutti i sabato - o anche, come è capitato qualche volta, di venerdì - il nuovo numero di Internazionale. Niente editoriale, niente rubrica di Milana Runjic, niente striscia di Gipi, niente foto notizie e reportage dal mondo, niente Italia vista dai giornali stranieri, niente consigli su film libri cd, niente Mr. Wiggles, niente oroscopo di Rob Brezsny. Niente di tutto questo. Confesso che questa cosa mi scombussola un pochino il sabato.


S.O.S. inviato da latendarossa alle ore 16:02 | link | commenti (22)
venerdì, 25 aprile 2008

garofani rossi

25 aprile, festa della Liberazione


S.O.S. inviato da latendarossa alle ore 09:46 | link | commenti (20)
mercoledì, 23 aprile 2008

Walking man. È una cosa che mi viene in mente più o meno tutte le mattina, e quante di quelle volte ho pensato che ne avrei parlato sul blog, che ci avrei fatto su un post. E invece no, poi mi dimentico e parlo d'altro. Ma insomma, non so se anche a voi capita lo stesso, ma la mattina esco di casa e facendo a  piedi la strada per andare dove devo andare incontro perlopiù sempre le stesse persone. Siccome gli orari - miei e loro - coincidono, alla fine è come essersi dati appuntamento. Ad es. al semaforo tutte le mattine incrocio una ragazza che, sia primavera o estate, autunno o inverno, ha sempre gli occhiali da sole e un rossetto rosso fuoco sulle labbra. I due tizi del negozio in cui si riparano televisori e videoregistratori stanno sulla porta a guardare la gente che passa. La mamma che accompagna il pargolo a scuola, lui non mi sembra troppo entusiasta della cosa, considerando che ha sempre il broncio. Passando accanto agli impianti sportivi, vedo i pensionati che coi loro tappettini, sotto la guida di sapienti giovani istruttori, si dedicano con solerzia a piegamenti, allungamenti e stretching.


S.O.S. inviato da latendarossa alle ore 23:32 | link | commenti (34)
martedì, 22 aprile 2008
Due romanzi italiani, in rapida sequenza. Lola Motel di Marco Archetti, Feltrinelli, racconta una Cuba disperata, fatta di motel di infimo ordine puttane tristi rubinetti rotti sporcizia vento cospiratori miseria e povertà.

Non ricordo altro di quei giorni, di quel periodo. Odori di muffa, di marcio. Acqua di colonia in due sbavatine veloci sul collo, la strada per arrivare, il buio per le scale malferme di certi caseggiati, il fresco di alcune strade, il caldo furioso di certe altre. Rumori di tana domestica. Qualcuno che ritirava la biancheria. Cozzare di secchi col culo in ruggine. Motorette rauche. Intonaco che viene via.

Cordiali saluti di Andrea Bajani, Einaudi, affronta invece la vicenda grottesca di uno scrittore di lettere di licenziamento. In azienda lo chiamano il Killer, la sua prosa è micidiale, ti fa fuori ma con stile, quasi con l'aria di uno che stia facendo altro.

Da che ho iniziato a scrivere le lettere di licenziamento mi chiamano il Killer. Quando il direttore del personale vuole parlarmi mi dice Ehi Killer, prima di uscire passa da me. Dentro il suo ufficio c'è sempre molto silenzio. Mi siedo, lui gira un po' sulla sedia di cuoio e poi dice Veniamo a noi, e mi guarda negli occhi.

Due scrittori giovani, Archetti è del '76, Bajani del '75, sguardi disincantati sulla realtà - forse perché è la realtà che per prima ha perso ogni incanto.


S.O.S. inviato da latendarossa alle ore 23:03 | link | commenti (20)
lunedì, 21 aprile 2008

[mostri in mostra]


S.O.S. inviato da latendarossa alle ore 14:45 | link | commenti (12)
domenica, 20 aprile 2008
Ieri ho visto Mon oncle d'Amerique, un film del 1980 di Alain Resnais con Gérard Depardieu, Nicole Garcia - bellissima - e Roger Pierre, che fa proprie le tesi sul condizionamento di Henri Laborit, biologo francese. Per Laborit, che compare anche nel film, la personalità di ciascuno di noi è il prodotto di quello che lui chiama l'inconscio socioculturale. In altre parole, noi siamo gli altri: interiorizziamo nei primi anni di vita impulsi e automatismi che ci condizioneranno nel corso della nostra esistenza e di cui siamo talmente ignari da scambiarli per comportamenti razionali, consapevoli, liberi. Laborit paragona l'agire umano a quello di cavie in un laboratorio: nessuno è libero, siamo come topi. Scordiamoci il libero arbitrio, le nostre scelte, sono  predeterminate - chiamatelo destino o inconscio, date la colpa al DNA o agli astri, poco cambia. Il film per fortuna è bello anche a prescindere da queste baggianate, con un grande Depardieu impiegato in un'industria tessile che deve fare i conti con un collega antipatico e più aggiornato di lui, Nicole Garcia aspirante attrice in cerca di fortuna e Roger Pierre dirigente della radio francese che sogna di scrivere un libro sul sole. Tre personaggi, tre storie che ad un certo punto finiranno per incrociarsi. Qui il trailer oriscinale in fronscese. Due frasi che mi hanno colpito:

Senza il ricordo di ciò che è piacevole o spiacevole non è possibile essere felici o tristi.

Quando due individui hanno progetti diversi, o uno stesso progetto, ed entrano in competizione per realizzarlo, ci sarà un vincitore e uno sconfitto.


S.O.S. inviato da latendarossa alle ore 14:33 | link | commenti (24)