Falsa coscienza. Marx sarà anche morto, come si suol dire, ma bisogna ammettere che su certe cose c'aveva visto giusto. Si prenda il caso della falsa coscienza: ossia, ciò che gli uomini dicono, si immaginano, si rappresentano. Tutta una serie di idee false intorno a se stessi, tutto ciò che credono di essere. Ma che non sono. Falsa coscienza per l'appunto. E ci sono - ci siamo - talmente dentro quella rappresentazione fuorviante di noi stessi che manco ce ne accorgiamo. Un po' come quelli che dicono: "io sono la persona più umile di questo mondo", il che non è esattamente un atto di umiltà. Nella commedia I fisici, ambientata in una clinica per malattie mentali, Dürrenmatt fa dialogare un ispettore di polizia e un matto che si crede Newton. L'ispettore, lì per indagare su un delitto, asseconda il matto, tant'è che ad un certo punto gli assegna duecento anni d'età. Quello però gli risponde: ma come, ispettore, duecento anni, allora lei crede veramente che io sia Isaac Newton? Ma è matto? Io non sono Newton. Mi faccio passare per Newton solo per non dispiacere a quell'altro, quello sì matto per davvero, si figuri che crede di essere Einstein, poveretto. Ma in realtà Albert Einstein sono io.
Abitudinario. Oggi la cassetta della posta è rimasta vuota. "Ma è passato il postino?" chiedo. È passato, è passato mi rispondono. Così, stamattina non ho ricevuto come tutti i sabato - o anche, come è capitato qualche volta, di venerdì - il nuovo numero di Internazionale. Niente editoriale, niente rubrica di Milana Runjic, niente striscia di Gipi, niente foto notizie e reportage dal mondo, niente Italia vista dai giornali stranieri, niente consigli su film libri cd, niente Mr. Wiggles, niente oroscopo di Rob Brezsny. Niente di tutto questo. Confesso che questa cosa mi scombussola un pochino il sabato.
Walking man. È una cosa che mi viene in mente più o meno tutte le mattina, e quante di quelle volte ho pensato che ne avrei parlato sul blog, che ci avrei fatto su un post. E invece no, poi mi dimentico e parlo d'altro. Ma insomma, non so se anche a voi capita lo stesso, ma la mattina esco di casa e facendo a piedi la strada per andare dove devo andare incontro perlopiù sempre le stesse persone. Siccome gli orari - miei e loro - coincidono, alla fine è come essersi dati appuntamento. Ad es. al semaforo tutte le mattine incrocio una ragazza che, sia primavera o estate, autunno o inverno, ha sempre gli occhiali da sole e un rossetto rosso fuoco sulle labbra. I due tizi del negozio in cui si riparano televisori e videoregistratori stanno sulla porta a guardare la gente che passa. La mamma che accompagna il pargolo a scuola, lui non mi sembra troppo entusiasta della cosa, considerando che ha sempre il broncio. Passando accanto agli impianti sportivi, vedo i pensionati che coi loro tappettini, sotto la guida di sapienti giovani istruttori, si dedicano con solerzia a piegamenti, allungamenti e stretching.
Non ricordo altro di quei giorni, di quel periodo. Odori di muffa, di marcio. Acqua di colonia in due sbavatine veloci sul collo, la strada per arrivare, il buio per le scale malferme di certi caseggiati, il fresco di alcune strade, il caldo furioso di certe altre. Rumori di tana domestica. Qualcuno che ritirava la biancheria. Cozzare di secchi col culo in ruggine. Motorette rauche. Intonaco che viene via.
Cordiali saluti di Andrea Bajani, Einaudi, affronta invece la vicenda grottesca di uno scrittore di lettere di licenziamento. In azienda lo chiamano il Killer, la sua prosa è micidiale, ti fa fuori ma con stile, quasi con l'aria di uno che stia facendo altro.
Due scrittori giovani, Archetti è del '76, Bajani del '75, sguardi disincantati sulla realtà - forse perché è la realtà che per prima ha perso ogni incanto.
[mostri in mostra]
Senza il ricordo di ciò che è piacevole o spiacevole non è possibile essere felici o tristi.
Quando due individui hanno progetti diversi, o uno stesso progetto, ed entrano in competizione per realizzarlo, ci sarà un vincitore e uno sconfitto.








