Nella splendida cornice. Ho già raccontato di quella volta che, in una mia precedente vita, feci il giurato popolare per Sanremo. Vedo questo festival di straforo, a brandelli, perlopiù attraverso le cronache dei telegiornali, cosa che mi ha lasciato una gradevolissima sensazione di freschezza per tutta la giornata. Ieri sera, poi, scusate, ma secondo me si è raggiunto il non plus ultra: niente Sanremo ma, direttamente, il dopofestival con Elio e le Storie Tese che, stravolgendo le canzoni in gara, fanno loro un favore, in quanto le rendono decisamente più decenti [chi ha visto la puntata di ieri e ha sentito le loro versioni dei pezzi di Meneguzzi e della Tatangelo sa a cosa mi riferisco]. Ecco, per l'anno prossimo lancerei questa proposta: passiamo direttamente al dopofestival, ci si diverte di più.
Strappati da energici interventi dal nostro euforico soggiorno. Questa mattina son rimasto a casetta a far finta di lavorare. Diciamolo, scrivere è un po' andare per tentativi. Del tipo che stamattina, ho riscritto una frase almeno 5-6 volte prima di avere la sensazione che potesse andare. Forse per via di tutti quegli antibiotici che ho preso negli ultimi 3-4 giorni, il logo della Adelphi sulla copertina della Gaia scionsa di Nietzsche mi sembrava una faccina sorridente. E la seconda traccia del Köln Concert, intorno agli 8 minuti, era come se mi parlasse, mi dicesse qualcosa, qualcosa che solo io potevo capire o forse no, in una lingua che forse non so. La cosa bella è che queste cose mi capitano anche senza aver preso antibiotici.
Libertà e perline colorate. Su Repubblica di ieri si parlava di un editoriale apparso su Avvenire, che è il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, nel quale tra le altre cose si sosteneva che
Ora, a parte la mostruosità di una "scuola di sinistra" "liberale" o "cattolica" - un concetto che io personalmente trovo di per sé assurdo - l'editoriale proseguiva qualche riga più sotto con l'affermazione che
che mi sembra in palese contraddizione con quanto richiesto.
Come caspita fai a sviluppare il senso critico verso certe idee e principi in una scuola che, per definizione, è improntata e si fonda proprio su quei principi e su quelle idee? "Senso critico" significa poter confrontare tra loro diverse posizioni, in un confronto nel quale nessuna di esse ha una posizione di preminenza rispetto alle altre, ma stanno tutte sullo stesso piano. Il che è quanto fa, pur tra mille difficoltà, la scuola "pubblica", cioè di tutti.
E va bene, se proprio si deve consentire ai genitori di iscrivere i figli negli istituti più confacenti alle loro convinzioni, io proporrei l'istituzione di scuole specifiche per le seguenti categorie:
vegetariani e naturisti
quelli che credono nell'oroscopo
chi ha la erre moscia
i mancini
quelli che non mettono zucchero nel caffé
coloro che possiedono almeno 1 cd di Johannes Ockeghem
chi riesce a toccarsi il naso con la punta della lingua
i freddolosi
chi ha il pollice verde
Si accettano suggerimenti eh.
Pulci giganti ammantate di mistero. Sono reduce dall'ascolto di Studentessi, il nuovo cd di Elio e le Storie Tese. Premessa: chi conosce un po' da vicino l'autore di questo blog, sa quanto io ami gli EelST. Sì, lo ammetto, li seguo sin dai primi anni '90 e credo di non essermi perso nessuno dei concerti che hanno tenuto nella mia città.
Ricordo con una punta di nostalgia mista ad orgoglio gli anni in cui, giovane uomo, amavo trascorrere alcune delle ore più liete delle mie giornate più tristi, intento nell'ascolto di canzoni come Tapparella, John Holmes, Mio cuggino, Nubi di ieri sul nostro domani odierno, Cara ti amo, Pippero, Servi della gleba, Burattino senza fichi e via dicendo. E perché, vogliamo parlare di quando si facevano le mitiche cassette, preferibilmente da 90 minuti, con i loro pezzi, da regalare a quanti, ignari - amici ma soprattutto amiche - non conoscevano il repertorio del simpatico complessino? E la goduria che si provava quando, nell'approcciarsi ad una giovane donna, scoprivi che lei "certo che li conosco, per me sono il gruppo più meglio dell'universo! Ehi, so tutte le loro canzoni a memoria!".
Bei tempi, già.
Tutto questo per dire che il loro nuovo album è veramente bello, e che abbonda di umorismo, citazioni musicali, ospitate di vario genere - da Giorgia a Bisio - e finezze esecutive. Insomma, Studentessi segna un gradito ritorno. Vuoi perché l'album precedente, Cicciput, risaliva al 2003; vuoi perché, rispetto a quest'ultimo e al precedente Craccracriccrecr, addirittura del '99, ho come l'impressione che gli EelST siano tornati più al loro stile delle origini, quello dei primi album, il che non è un male.
Infine il primo singolo, Parco Sempione, al di là del tono scherzoso, polemizza contro l'abbattimento a Milano del bosco di Gioia: al suo posto è in costruzione il nuovo palazzo della Regione.
[per tutti la famiglia]
In Olanda il sole è giallo. Denis Diderot è stato in Olanda due volte, nel 1773 e nel 1774, all'andata e al ritorno da Pietroburgo dove aveva accettato di recarsi su invito della zarina Caterina II. Vi trascorse poco più di 8 mesi, combattuto tra due esigenze contrastanti: da una parte la curiosità di vedere e di scoprire, dall'altra il desiderio di starsene tranquillo, tant'è che una cosa che gli piace fare - racconta nelle lettere - piuttosto che andare in giro a vedere gente, luoghi ecc. è sedersi a contemplare il mare.
Con queste premesse, non stupisce che il suo Voyage en Hollande abbondi di informazioni di seconda mano, prese da altri autori. Risulta difficile capire pertanto se le osservazioni sui quadri di Rembrandt, sulla burrosità delle donne olandesi, sul sapore salino che si sentirebbe sulle labbra scendendo dai campanili più alti o sull'aria irrespirabile di Amsterdam siano farina del suo sacco o se lui le abbia prese da qualcun altro. A coloro che volessero accingersi a viaggiare, dà comunque una serie di consigli: possedere "una buona infarinatura" di matematica, geografia, geometria, chimica, astronomia e storia. E soprattutto, quando ci si trova in un paese straniero:
Una cosa è certa però: per l'illuminista Diderot l'Olanda è il paese della libertà e della tolleranza, del commercio, delle dighe e dei mulini.
C'era una volta Caravaggio. Ieri sera ho visto la seconda e ultima puntata della fiction - un tempo si chiamavano sceneggiati televisi - su Caravaggio. Che dire, gli autori si sono concentrati soprattutto sull'aspetto umano del pittore, sulla sua parabola esistenziale. Ne vien fuori un Caravaggio violento, tormentato, passionale e litigioso. Un vero rompiscatole. Che magari non dico che non fosse così eh. Però.
Peccato perché il lato più prettamente artistico rimane in secondo piano. Guardando la fiction, metti che uno non sa niente di lui, al massimo intuisce che Michelangelo Merisi
1) aveva un debole per la luce [la fotografia della fiction era curata da Vittorio Storaro]
2) amava usare come modelli per i suoi quadri prostitute e mendicanti
Ma poi?
Penso che non sarebbe stato malvagio raccontare un po' più nel dettaglio la genesi di una o due opere - che curiosamente risultano sempre già bell'e terminate quando lo svolgimento della trama richiedeva che se ne parlasse. E va beh.
Bravo Alessio Boni, una conferma dopo La meglio gioventù.
Alla faccia della semplificazione. Mette i brividi pensare che stavolta, ad un ipotetico faccia-a-faccia televisivo tra i candidati alla presidonsa del consiglio, a presentarsi non saranno solo due ma almeno 7 possibili premier.
I magnifici 7:
Berlusconi
Veltroni
Bertinotti
Casini
Tabacci
Santanché
Ferrando
A questo punto, 7 mi sembrano pure pochini, non so. Urge trovare altri candidati. Piglia male.







