Niente nessuno in nessun luogo mai. Mattinata trascorsa in un grande centro commerciale. Lavatrici, reparti bricolage, piante grasse e i libri della Feltrinelli, quasi 2000 posti auto, e affianco c'è persino un multisala. Secondo Marc Augé mi trovo in un non-luogo, cioè in "uno spazio che non può definirsi né identitario né relazionale né storico". Il centro commerciale condividerebbe questa definizione con gli aereoporti, le moderne periferie urbane, ecc. [ognuno può aggiungere all'elenco quelli che ritiene siano dei veri e propri non-luoghi, come ad es. le stazioni di servizio, Disneyland, ecc.].
Mentre dunque passeggio in questo luogo anonimo, senza identità, sradicato e anche molto affollato in cerca di una digitale alla mia portata, mi viene in mente che in fondo un'identità questo posto ce l'ha. Una periferia urbana - metti, che so, le banlieux parigine ma anche le nostre non scherzano - è chiaramente un'espressione della società, di una società che in campo edilizio e urbanistico ha fatto certe scelte e non altre [peccato che quelle che ha fatto siano quasi tutte sbagliate]. E poi, anche un centro commerciale ha senso in quanto espressione della logica culturale del tardo capitalismo, e così via.
In altre parole: la digitale che vorrei non l'ho trovata, ma tutte queste realtà, tutti questi "luoghi" non sono calati dal cielo, se ci sono - e ci sono - non è certo per caso.

Differenza. Chiacchierando con l'amico F., cinefilo, alla fine siamo finiti a parlare - non mi ricordo come - della differenza tra tatto ed educazione così come viene spiegata nel film Baci rubati di François Truffaut. Un uomo entra in una stanza da bagno e vede che c’è una signora nuda, esce subito e dice: scusi, signora. Questo è un uomo educato. Ma se dice: scusi, signore...beh, quest’uomo ha tatto.
Tenda rossa, parete bianca. La novità di oggi:
trasloco = una stanza tutta per me
e quindi mi servirebbe la vostra consulenza, perché ho tutta una parete bianca alle mie spalle da riempire, dateci dentro con i vostri consigli su cosa metterci pliiis.
Resoconto frammentario. Giornata autunnale, grigia e piovosa, così mi son detto: rimango in casa. Ma non sono rimasto con le mani in mano. In realtà ne ho approfittato per lavorare, scrivere. Cosa che mi viene bene solo qui: perché, per dirne una, ci sono i libri che ti servono a portata di mano. E poi puoi mettere la musica che più ti va - in un crescendo rossiniano:
King Crimson, In the Court of the Crimson King
Cesare Picco, Light Line
Brad Mehldau, Places
Il primo, nonostante non sia proprio il mio genere [me l'hanno prestato], mi è piaciuto, il secondo lo consiglio a tutti coloro che già amano Einaudi e Allevi e in genere il piano, il terzo lo riascolto sempre con molto piacere, sublima la voglia di viaggiare, qualunque cosa questa frase voglia dire.
Canzoni d'amore, di passione e di gelosia. Ieri sera eravamo in 5000 all'Anfiteatro per il concerto-tributo ad Andrea Parodi, l'ex cantante dei Tazenda scomparso l'anno scorso. Sul palco si sono avvicendati Mauro Pagani e Piero Pelù, le Balentes e i Tazenda, Rita Marcotulli, Elena Ledda e Piero Marras - spero di non aver dimenticato nessuno - per una bella serata di musica.
Obiezione di coscienza. Vedendo la puntata di ieri sera di Anno zero di Santoro, dedicata al "caso Grillo" mi vengono spontaneeeee alcune considerazioni: che Travaglio per fortuna c'è e se non ci fosse bisognerebbe inventarlo, che sono d'accordo con la Guzzanti a proposito di Riotta e del tg1, che i "pezzi" migliori erano gli spezzoni di Grillo...che tristezza però verso la fine, quando il segretario della sinistra giovanile, lanciatosi a briglia sciolta nell'elogio del nascente Partito Democratico viene contraddetto da Beatrice Borromeo: ma come si fa a dire che il Partito Democratico sia una risposta al malcontento della gente quando Fassino riabilita Craxi? Tristezza anche perché l'obiezione della Borromeo non era del tutto campata in aria, anzi.
La classe non è acqua. L'Isola dei famosi: in questa nuova edizione, oltre ai 10 famosi partecipano anche 6 non famosi. Simona Ventura usa espressioni abbastanza curiose quando parla di questi 6 concorrenti: "l'Italia della provincia, l'Italia vera", "gente reale" che ha "cose da dire", mica come quelli che vanno al Grande Fratello che "cercano scorciatoie per il successo". Certo come no, mica partecipo ad un reality per quello, ci vado perché ho delle cose da dire eh. Stupidi noi a pensare il contrario.
Poi aggiunge: "Avranno grandi motivazioni per battere i famosi che giustamente ritengono dei privilegiati". Bellissimo quel giustamente. "Chi resisterà di più? Chi avrà più tempra? Se vincerà un non famoso, sarà una vittoria di classe". Cosa cosa cosa?
Metti che alla fine vince davvero uno non-famoso. Nel momento stesso in cui vince, diventa famoso: esattamente ciò che prima, giustamente, detestava. Fine della lotta di classe.
Segue quindi la famosa trafila:
serate in discoteca
calendario [sì però è un "nudo artistico" ci tiene a precisare]
collegamento con Cucuzza a "La vita in diretta"
fidanzamento o flirt con un calciatore [per lei], con la ex di un calciatore [per lui]
copertina di Novella 2000
partecipazione più o meno penosa ad una fiction
lenta inarrestabile agonia, scomparsa nel nulla







